DEJA’ – VU, a volte ritornano
Immaginate di dover spiegare a un bimbo di otto anni, o in alternativa al bomber Cogliati, che cosa sia un deja’-vu’. Prendete il dizionario e leggete “il deja’-vu è un fenomeno psichico rientrante nelle forme di alterazione dei ricordi (paramnesie): esso consiste nella sensazione erronea di aver già visto un'immagine o di aver già vissuto precedentemente un avvenimento o una situazione che si sta verificando”.
A questo punto il bimbo probabilmente avrà capito, ma l’espressione attonita del bomber Cogliati vi suggerirà di ricorrere ad un esempio …
22 ottobre 2011, ore 15.25 – Largo de Morpurgo, 2Fa freddo, la temperatura è inversamente proporzionale alla curiosità di assistere al nuovo corso del Tc Parioli calcio a 5. “Chissà quante novità” pensi, mentre percorrendo il lungo viale che porta al campo ti imbatti nei tifosi di sempre. I parenti di Gimmy, Cochi e un bimbo minuscolo che in molti scambiano per Matteucci, Zibì, i ‘big brothers’ Valentini e Casimiro e compagnia bella.
Il campo è quello di sempre, le divise sono verdi come sempre. “Vabbè – rifletti- la cornice è identica, ma vediamo le scelte del nuovo mister”. Covelli è in panchina. Cogliati ed Ea in tribuna. Matteucci regolarmente in campo dal primo minuto. E proprio quando pensi che c’è qualcosa che non torna, che tutto è assolutamente identico a prima, vedi che lì in avanti c’è un nuovo pivot. E’ un po’ più curato di Getto, è un Cinti più giovane e prestante. “Ecco la novità, hanno rottamato Giorgio”. Osservi meglio e vedi però che c’è anche Getto, immalinconito in panchina. “Cazzo, allora è veramente tutto uguale!!!manca solo Aval…”. Non fai in tempo a pronunciare le ultime lettere che dalla siepe ti sembra di scorgere proprio lui, l’uomo che ha mandato in analisi Covelli e a fare in culo Cogliati: Marco Avallone, seguito dal fido scudiero Mosconi.
Pensi che si tratti di una visione, ma poi ti rendi conto che in una fantomatica visione non avresti mai fatto indossare a Mosconi un giaccone così brutto. “Ciao Marco”, sussurrano con voce melensa gli stessi ‘ribelli’ che solo qualche mese prima reclamavano la sua testa, lasciandolo da solo su quel carro degli sconfitti abbandonato da tutti tranne che da Mosconi, troppo fedele o semplicemente troppo e basta per lasciare il suo mister da solo.
L’atteggiamento distaccato di Avallone sembra sposarsi con quello di Mosconi, che non lascia trapelare di aver studiato giorno e notte le rivali capitate nel girone del Parioli “Bah, non so, non conosco nemmeno una squadra. Anzi, al massimo una”. Passano pochi secondi e un ragazzetto in tuta lo saluta, costringendo Mosconi a confidarsi e a rivelarsi “Quello è un fenomeno in porta, vi dice bene che oggi non gioca perché è reduce da un lungo viaggio”. Inutile sottolineare che il “ci dice bene” è diventato un “vi dice bene“. Inizia la partita e Matteucci dopo pochi minuti sblocca il risultato. Lui, proprio lui, il piccolo David, l’ultimo ad aver abbandonato la Nave di Avallone. Un altro segno del destino. Eppure, perché il dejà-vu sia davvero completo, manca ancora qualcosa. Quel qualcosa ha il passo dinoccolato di Cello, che dopo una serie irritante di giocate leziose si procura un calcio di rigore. Si presenta sul dischetto e sente su di sé lo sguardo di Boro, una presenza quella di Boro che si avverte chiaramente sugli spalti. Tiro secco, angolato. Portiere battuto. Palo!. Avallone per poco non sviene.
La mente va a pochi mesi fa, a un pomeriggio afoso trasformatosi nella fine di un ciclo. Ecco il dejà – vu.
Il Parioli continua a segnare e il vostro cronista perde il conto delle reti a causa dell’interminabile raffica di domande che gli vengono poste dal patron dei Frimm Boys, quel Giulio Ciorra che come sempre si materializza in tribuna a metà primo tempo (quanto stanno? Chi ha segnato? Come si chiama la squadra avversaria? Ma Giorgio non c’è, ah no eccolo? Chi è il numero 10? Lo hanno preso Gheddafi? Credi nel principe azzurro? La prima volta solo bacio o anche tutto il resto?). Nel frattempo il Parioli ha segnato altre sei reti, la Guerra in Libia è finita e Getto è stato resuscitato dal freezer per sostituire la sua controfigura. Dribbling lentissimo ma vincente, diagonale basso e gol. Entra anche Covelli, generosissimo come sempre. Arriva la solita fastidiosa sequenza: passaggio lungo, pallone che sembra irrecuperabile…Covelli che corre, velocissimo…sembra aver raggiunto la palla, prova a tenerla in gioco…ma non ce la fa. Fallo laterale. Una voce, la solita voce: “Bravo Edo”. Tutte le volte è così, e se gli scienziati del Cern invece di analizzare neutrini e cazzate varie si degnassero di passare un pomeriggio a largo de Morpurgo scoprirebbero probabilmente un nuovo fenomeno fisico, capace di mettere in ginocchio tutte le compassate teorie di Einstein e altri cervelloni. Un teorema di questo tipo “La velocità di un pallone passato a Covelli non permetterà mai a Covelli di raggiungere il pallone dando parò sempre l’illusione che ce la possa fare”. Intanto in panchina, mentre i compagni segnano e si divertono c’è un ragazzo confuso, ma non per questo felice.
Il suo nome è Luca Bianchi, alias il secondo miglior terzo portiere del Mondo. Sono anni che aspetta fiducioso il suo momento, un’attesa così estenuante che lo ha portato a conoscere anche Godot e a diventare uno dei suoi migliori amici. Avete presente tutti quei bei discorsi sui quindici minuti di notorietà, sul carpe diem, sulla gavetta, sulla fatica che viene premiata. Ecco, provate a fare questi bei discorsetti a Luca Bianchi e nel migliore dei casi vi troverete la vostra auto bruciata. A proposito di macchine bruciate e di black bloc ecco arrivare anche Riccardo Crisci, che più che un bomber dall’abbigliamento sembra Unabomber, tanto da far gracchiare allarmate le ricetrasmittenti degli uomini della scorta del ministro Alfano, presente teoricamente per la festa di compleanno del figlioletto ma in realtà accorso al Tc Parioli per discutere delle ultime mosse di Governo con l’onnipresente Paolo Triglia. Bel personaggio il papà del nostro direttore tecnico, che negli spogliatoi è protagonista di discussioni alte sulla nomina di Ignazio Visco a governatore della Banca D’Italia “E’ l’uomo giusto, uno bravo davvero” e sugli spalti cazzeggia lasciandosi andare a discorsi triviali su Getto e compagni. Un tiro da 800 metri di uno spaurito giocatore ospite si infila in rete alla spalle del portiere chiamato per l’occasione a sostituire lo squalificato Casimiro. Colpe evidenti del numero uno, così come è evidente l’ipocrisia di capitan Casimiro, che commenta l’incertezza con un fragoroso “Va bene”. Sì, per lui va benissimo. Intanto un lettore di labiali sembra intuire quello di Luca Bianchi in panchina, un laconico e comprensibilissimo “Ma vaffanculo”. Dopo un gol orrendo di Matteucci arriva il triplice fischio e il piccolo David può finalmente riabbracciare colui che più di tutti ha creduto in lui e che lui ha tradito per un paio di birre alla Maison. Qualcuno ferma Getto, gli dà una pacca sulla spalla e gli dice semplicemente “Bravo Gè”. Lui replica “Se poi mi passassero la palla…”. Ancora un dejà-vu, l’ultimo. Anche il bomber Cogliati adesso sa cos’è.
p.s non è passato inosservato il fatto che la maglia numero 10 non è più sulle spalle di Cello. Se Cello vuole conoscere i nomi di chi in tribuna ha commentato “era ora” il mio codice iban è il seguente: 1089 9876 1234 8764
To be continued








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