Un grido nella notte...
“Impara a vivere, Covelli”. Un grido squarcia la notte di Forte Antenne e mentre le luci del campo in erba del Parioli si spengono i riflettori si accendono sui protagonisti di una triste storia. La serata non lasciava presagire nulla di buono dopo la bocciatura del cosiddetto Lodo Vizzini, che di fatto costringerà Cogliati per tutta la stagione a sottoporsi al giudizio dei suoi compagni di squadra. Un giudizio, a dire il vero, mai tenero.
Dopo aver cercato timidamente di far sentire la propria voce durante la partitella d’allenamento con suggerimenti tattici incomprensibili quanto errati “Gimmy, abbassati un po’”, “Ragazzi, qui chiudiamoci” “Dai Cello, ora pressiamo”, Cogliati finiva nel mirino del solito Casimiro “E’ paradossale che Gabriele parli di tattica”.
Era solo il triste prologo alla tragedia che di lì a poco si sarebbe consumata sotto gli sguardi impietriti dei compagni di squadra.
Tutto nasceva dalla consueta scorrettezza di Cello, che per evitare una ripartenza di Covelli lo strangolava rompendogli il fratino e tatuando il suo fallo all’altezza della giugulare di Edoardo.
I maligni sussurrano che il buon Cello solo qualche giorno prima avesse tatuato un altro fallo su un’altra parte del corpo di una stretta parente di Covelli. Da qui le velate proteste di Edoardo, come sempre pacato e lucido nella reazione “Cello, sei il solito pezzo di merda. Mo ti rompo il culo”.
Ma era una frase di mister Marco Avallone a scatenare l’ira funesta del pelide Covelli “Edoà, ha fatto bene Cello. In quel caso bisogna fare fallo”. Dapprima spaesato, Covelli mostrava i suoi intenti bellicosi con un ghigno diabolico che alterava i lineamenti del suo volto e che il povero Cogliati non riusciva ad interpretare.
Era lui la vittima prescelta, sulle sue zampette candide e saettanti si sarebbe consumata la violenza. E così a pochi minuti dal termine della partitella Covelli scalciava ripetutamente Gabriele con inaudita cattiveria, rischiando di rompergli tibia e perone per una fantomatica vendetta trasversale nei confronti di Cello. I soliti ben informati sostengono che sia stato Cogliati a presentare a Cello la “stretta parente” di Edoardo.
Dopo aver constatato che Edoardo non aveva alcuna intenzione di scusarsi, Cogliati abbandonava così il campo con una frase che farà storia “Impara a vivere, Covelli”. Il mister cercava di ricucire i rapporti tra i due suggerendo a Covelli di scusarsi con Cogliati e con un gesto di una viltà spropositata Edoardo tentava di sostituire la stretta di mano con i pantaloni della nuova tuta, recapitati negli spogliatoi a Gabriele come simbolo di una pace che non sarebbe mai arrivata.
Con la stessa espressione di Alberto Stasi e Piero Pacciani dipinta sul volto, Cogliati si allontanava simulando la sua serenità d’animo ed eclissando il nervosismo con passi brevi e decisi.
P.s nella notte una stretta parente di Covelli veniva ricoverata d’urgenza nel reparto gravi ustionati dell’ospedale Fate Bene Fratelli di Roma
P.p.s la mattina seguente la madre di Cogliati trovava sotto il letto del figlio una tanica di benzina vuota
P.p.p.s Cello faceva prontamente recapitare un mazzo con 300 rose rosse alla stanza 456 dell’ospedale Fate Bene Fratelli







Commenti
tutto è bene quel che finisce bene...
p.s. per non correre rischi, consiglio a tutti di mettere i parastinchi martedì...non si sa mai...
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